ATIS Aziende ticinesi imprese di spedizione e logistica

 

fonte Giornale del Popolo del 25 ottobre 2017

Quasi pronta la bozza ATIS del nuovo Contratto collettivo degli spedizionieri
IL presidente Maciocci: «Vogliamo renderlo obbligatorio per tutti gli operatori»

 

Quasi pronto il contratto collettivo degli spedizionieri promosso dalla Associazione ticinese imprese di spedizione e logistica, volto a rendere attrattivo il settore e a contrastare le pratiche di concorrenza sleale.

Se c’e un settore in Ticino che, nonostante gli scossoni dell’economia nazionale e perfino globale, resiste e continua a svilupparsi, avendo imparato anche ad evolversi adattandosi, è quello degli spedizionieri. La vicinanza alla frontiera e la posizione strategica lungo l’asse nord-sud hanno fatto proliferare gli operatori che, tuttavia, sono continuamente confrontati con nuove sfide. Per questo in Ticino gli operatori si sono costituiti sotto associazioni mantello, quali la Spedlogswiss a livello Svizzero e, a livello cantonale, l’ATIS. Quest’ultima in particolare, con i suoi 60 anni di storia e i circa 50 associati (tra soci attivi e sostenitori), recentemente si è riconfigurata, improntandosi verso un maggiore contatto con le aziende, anche per affrontare in modo unitario le problematiche del settore.

Lo dirnostra ad esempio il fronte compatto che si e levato contro la decisione unilaterale di Roma di utilizzare solo ispettori italiani – quindi senza avvalersi più dei servizi ticinesi – per le autorizzazioni di trasporto di carichi soggetti a controlli radiometrici in dogana (vedi GdP del 16 ottobre). A causa di ciò i mezzi sono costretti ad attendere ore in fila, mentre gli operatori del settore, oltre alla perdita economica, ora si trovano costretti a spiegare ai loro clienti le ragioni dei ritardi.

Un ostacolo che richiederà tempi lunghi per essere risolto, come ci ha spiegato il presidente di ATIS Fabio Maciocci: «Dobbiamo aspettare, non ci sono ancora novità e quando un dossier è sul tavolo a Roma, i tempi sono burocraticamente lunghi. Sono realtà a cui siamo abituati e che dobbiarno accettare, intanto cerchiamo di limitare i danni». La “novità” dei controlli radiometrici però è soltanto un esempio delle sfide quotidiane degli spedizionieri che, seppure tra loro concorrenti, sotto il cappello dell’Associazione sanno fare squadra, come dimostra quanto si sta muovendo sul fronte del contratto collettivo di lavoro. Scaduto nel 2015 il precedente CCL, da allora le aziende del settore si sono chinate sul tema per cercare di arrivare ad una nuova formula, ma la proposta avanzata da Spedlog e stata rifiutata nel corso dell’assemblea della scorsa estate.

La palla e passata dunque ad ATIS che, ricevuto mandato unanime da parte dei soci di elaborare una bozza di CCL, questa mattina si troverà per correggere gli ultimi dettagli in vista di una prossima assemblea straordinaria e della presentazione ai sindacati a inizio novembre, auspica Maciocci. Ma come mai non è stata approvata la proposta di Spedlog? «Non lo abbiamo rinnovato perchè uno dei principali scopi era di poterlo rendere obbligatorio a livello cantonale per tutta la nostra categoria – ha chiosato il presidente ATIS -. Non mi sembra coerente che i soci siano obbligati a rispettare il CCL, mentre chi non e socio possa continuare a fare quello che vuole, pertanto come ATIS vorremmo renderlo obbligatorio. C’e chi usa mezzi non corretti per avere prezzi inferiori. Se consideriamo che il 60% dei nostri costi sono dati dai salari, li è dove abbiamo la possibilita di intervenire su scorrettezze di cui sentiamo parlare. È difficile da verificare, ma con un contratto obbligatorio per tutti a rigor di logica si dovebbero arginare fenomeni che incidono ingiustamente su tutta la categoria e soprattutto su chi invece e virtuoso. Quindi, una volta preparato il documento e sottoposto alle parti sociali, seguiremo l’iter con il Cantone, da cui siamo certi di trovare comprensione.
Abbiamo cercato di snellirlo il più possibile, mantenendo tutti i diritti dei nostri lavoratori e guardando al momento non “felice” del settore, confrontato con complesse pratiche burocratiche, un franco fluttuante e la concorrenza spietata, esterna e interna.

Personalmente ritengo che chi opera nel nostro settore debba farlo volentieri e avere la giusta ricompensa per un lavoro che deve restare attrattivo verso i giovani. Quindi ci sarà un minimo salariale e due o tre categorie con degli scatti predefiniti».

Articolo GDP 25 ott 2017