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In Svizzera è sufficiente disporre del programma informatico e-dec e procedere all’apertura di un conto doganale per poter dichiarare merci all’Amministrazione Federale delle Dogane, ma le tasse per questo servizio dove vengono assolte?

 

Nel diritto internazionale, il diritto di reciprocità è il principio a cui si ispirano gli Stati nei loro accordi quando si scambiano concessioni su determinate materie e su determinati trattamenti. La reciprocità risponde alle esigenze di uguaglianza e uniformità di comportamento; di applicare la regola del do ut des; di cautelare l’esecuzione di certi obblighi internazionali; di tutelare gli interessi dei propri cittadini; di condizionare a una contropartita gli obblighi assunti dallo Stato in certe fattispecie.

L’Italia e la Svizzera sono oggi legate da rapporti internazionali forti e stabili e sono economicamente una indispensabile all’altra. Tra i due paesi, esistono numerosi accordi in vigore, tra cui la Convenzione per evitare le doppie imposizioni e per regolare alcune questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio; il protocollo che modifica la Convenzione del 09.03.1976 per evitare le doppie imposizioni; l’accordo concernente il risarcimento dei danni in caso di incidenti della circolazione stradale con scambio di note; lo scambio di note, costituente un accordo, sulle condizioni di reciprocità dei rimborsi dell’imposta sul valore aggiunto agli operatori economici; l’accordo tra l’UE e suoi Stati membri, da una parte, e Svizzera dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, con numerosi allegati, atto finale e dichiarazioni; oltre a tutta una serie di accordi doganali che ne regolano i traffici per la corretta imposizione di dazi e IVA nei due paesi.

Dopo questa dovuta ed indispensabile premessa, vogliamo accennare ad una fattispecie particolare che abbiamo trattato di recente, ovvero la possibilità che uno spedizioniere doganale di uno dei due paesi in questione possa effettuare dichiarazioni doganali anche nell’altro paese confinante, ovvero se tale possibilità fosse ammissibile ed a quale condizioni, da ambedue i lati. Il senso di tale breve analisi è valutare proprio se la “reciprocità”, così come accennata all’inizio di questo articolo, sia effettiva o meno al lato pratico e come vengono pagate le tasse per i servizi resi.

Nello specifico, abbiamo quindi fatto esporre il quesito da uno spedizioniere doganale svizzero agli uffici competenti per le relazioni con il pubblico dell’Agenzia delle Dogane italiane, chiedendo (cit.) “informazioni riguardo a quali condizioni debba sottostare una azienda di sdoganamenti elvetica (con numero IVA svizzero e sede in Svizzera) se volesse operare in Italia per effettuare gli sdoganamenti italiani, senza appoggiarsi ad uno spedizioniere nazionale, sempre a patto che fosse sia possibile…”.

Il testo della risposta dell’URP è stato: (cit.) “In ordine al Suo quesito, se Lei si riferisce alla possibilità di svolgere un’attività d’impresa in Italia, è necessario che il soggetto non residente s’identifichi ai fini IVA o nomini un rappresentante fiscale IVA nel territorio nazionale. Se si riferisce ad adempimenti presso l’autorità doganale italiana (ed unionale in generale), si fa presente che gli operatori economici non stabiliti nell’U.E. ha l’obbligo di acquisire il codice di registrazione EORI nei casi di cui all’art. 5 del Reg. UE n.2446/2015”.

La risposta è molto chiara: lo spedizioniere doganale elvetico deve disporre di un numero di Partita IVA (che successivamente viene ad essere identificato con un codice di registrazione EORI) e può effettuare dichiarazioni doganali dall’estero, peraltro con un vincolo dettato poi dalla pratica doganale, che richiede la presenza fisica di un “rappresentante” delle merci dichiarate che sia disponibile per il contraddittorio in Dogana per tali operazioni, o di creare una specifica azienda in Italia a tal scopo (con tutto ciò che fiscalmente e legalmente questo comporta). Il tutto appare assolutamente ragionevole e coerente con la specifica attività che un’azienda che effettua sdoganamenti deve andare a compiere: non si tratta solo di inserire dei semplici dati per la Dogana, ma l’operato dello spedizioniere doganale poggia le basi su un rapporto fiduciario fatto di elevate competenze e credibilità finanziaria, che altrimenti sarebbero facilmente messe in discussione con un’azienda estera non stabilita sul territorio nazionale e senza alcun “contatto” in Italia per le Dogane. In effetti, da una breve indagine, non abbiamo trovato traccia di aziende elvetiche che operino nel territorio italiano senza che abbiano una reale sede legale ed operativa stabile in Italia e non esiste un solo caso di un’azienda che opera dalla Svizzera sullo stato estero (in Italia).

Lo stesso quesito lo abbiamo fatto porre all’Amministrazione Federale delle Dogane da uno spedizioniere doganale italiano, chiedendo (cit.) informazioni riguardo alla possibilità di effettuare in maniera autonoma gli sdoganamenti svizzeri senza doverci appoggiare ad un corrispondente elvetico. Noi siamo spedizionieri doganali ubicati in Italia, con sedi al confine tra Italia e Svizzera, ed operiamo doganalmente già con il nostro corrispondente elvetico. In questo momento vorremmo valutare se fosse possibile e con quali modalità (versamento cauzione, apertura conto elvetico, e-dec web, etc…) effettuare noi direttamente alcuni sdoganamenti svizzeri”.

Il testo della risposta dell’AFD è stato il seguente: (cit.) “…in merito alla sua richiesta le comunico che, essendo degli spedizionieri doganali per poter dichiarare in Svizzera dovete disporre del programma informatico e-dec e procedere all’apertura di un conto doganale (procedura accentrata di conteggio dell’amministrazione delle dogane PCD), vedi documento allegato”. L’allegato spiega in maniera dettagliata quali semplici passaggi bisogna compiere per poter effettuare dichiarazioni doganali svizzere ed a quali condizioni (software e-dec e conto doganale elvetico).

Anche in questo caso la risposta è chiarissima: per uno spedizioniere italiano è sufficiente disporre del programma informatico e-dec e procedere all’apertura di un conto doganale per effettuare dichiarazioni doganali elvetiche, senza dover aprire aziende nel territorio oltre il confine. Nessun cenno viene fatto inoltre riguardo alla necessità di disporre di un numero IVA in Svizzera. Da una breve analisi, abbiamo in effetti trovato traccia di centinaia di aziende estere che operano come garanti (responsabili solidali) nei confronti della dogana svizzera, facendo le più svariate operazioni doganali.

A questo punto la questione ci riporta alla nostra introduzione sul diritto di reciprocità: è possibile che sia sufficiente avere un particolare software ed un conto doganale per sostituirsi alla figura del dichiarante doganale che lavora in Svizzera e che tratta dati delicati, questioni riservate e risponde di fronte alla Dogana degli errori o degli illeciti sui tributi doganali? Non sarebbe più corretto richiedere almeno un referente in Dogana per il contraddittorio, come poi fanno le Dogane italiane?

In Italia e nell’UE vengono tutelate, giustamente, le figure degli spedizionieri doganali rendendo impegnativo l’accesso a tale professione, com’è giusto che sia: lo spedizioniere doganale à la figura che si frappone tra l’azienda che opera con l’estero e l’amministrazione doganale e svolge un ruolo determinante per la corretta attribuzione di dazi e IVA, oltre che per una serie di adempimenti doganali. Fare una dichiarazione doganale dall’estero, alle condizioni sopra citate, è possibile, ma in caso di visita merci o controllo documentale la Dogana richiede che il contraddittorio sia eseguito con un referente titolato a rappresentare le merci (il proprietario, lo spedizioniere doganale o il rappresentante diretto o indiretto nominato dalla ditta).

In Svizzera invece, stando a quanto sopra riportato, chiunque potrebbe dichiarare le merci da sdoganare operando dall’estero, senza alcun controllo sulla sua competenza, fiducia, credibilità finanziaria e serietà professionale ed in caso di visite merci od ulteriori controlli sulle dichiarazioni doganali, tali approfondimenti verrebbero fatti in contraddittorio con l’autista del mezzo, persona assolutamente non titolata a parlare di questioni doganali con l’AFD. Inoltre il programma e-dec è facilmente reperibile presso una software-house ad un costo di pochi centesimi per transazione (bolla doganale) ed allo spedizioniere estero (dell’UE) si concede una “buca lettere” anche presso la dogana di passaggio, senza neppure essere registrato presso il registro di commercio. Procedura poco costosa e assolutamente priva di controlli…

Aggiungiamo che le fideiussioni doganali richieste per l’apertura del conto doganale elvetico vengono solo stimate aprioristicamente, ma le stesse non coprono mai il massimale del rischio qualora una dichiarazione fosse sbagliata con dichiarazioni di tributi e dazio inferiori al dovuto.

In pratica sembra che alla confederazione interessi solo incassare gli importi di IVA e dazi, senza curarsi di altri aspetti tecnici, oltre alla difesa di una professione che in Svizzera conta di almeno decine di migliaia addetti.

Altro aspetto da non trascurare è quello fiscale: le dichiarazioni doganali effettuate da uno Stato estero configurano un servizio nazionale reso presso un altro paese, ma comunque dovrebbero essere assoggettate alla tassazione del paese per il quale è reso il servizio. In pratica, se uno spedizioniere svizzero effettua sdoganamenti italiani, tali servizi dovrebbero essere fatturati fiscalmente in Italia ed assoggettati alla tassazione italiana e lo stesso vale nel caso inverso.

Ora, sappiamo che l’Italia è molto attenta a questi aspetti fiscali ed effettua molti controlli in merito; in effetti tutta la materia che riguarda le “stabili organizzazioni” ed il “transfer pricing” viene trattata con particolare attenzione da commercialisti, fiscalisti e dall’Agenzia delle Entrate.

In Svizzera cosa succede? Siamo certi che le numerose operazioni doganali che vengono effettuate quotidianamente dall’estero vengano fiscalmente assoggettate al diritto fiscale elvetico? Non lo sappiamo e non disponiamo di strumenti per effettuare delle indagini in questo ambito, ma il proliferarsi di operatori che effettuano dichiarazioni dall’estero lascia immaginare, malignamente, ad un vuoto normativo e di controlli… Non vogliamo sparare sentenze sulla questione, ci auguriamo semplicemente che la nostra breve indagine possa essere uno spunto di riflessione per quanti prendono decisioni riguardo alle questioni doganali, alle professionalità che ruotano nell’indotto dell’AFD e su come viene trattata la fiscalità in questo settore.

Già con l’evoluzione delle tecnologie informatiche, si pensi al programma DAZIT, si va verso uno smantellamento fisico delle dogane e delle professioni ad essa legate, se poi aggiungiamo la troppa apertura che dimostriamo in questo ambito, non rischiamo che di qui a qualche anno le dichiarazioni doganali per l’AFD vengano fatte tutte dall’estero e nessuno paghi tasse in Svizzera?

 

I membri di Comitato