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Atis si prefigge come scopo di salvaguardare gli interessi settoriali, al coordinamento di azioni con scopi comuni nei confronti di tutte le autorità comunali, cantonali e federali. Anche in questo caso ATIS ha avuto un ruolo di primaria importanza e ringrazia la consigliera Nazionale Roberta Pantani.

 

Operazioni doganali tra Svizzera e Italia: “Manca reciprocità?”

 

“Operatori doganali esteri che effettuano operazioni doganali svizzere. Mancanza di reciprocità e controllo?” Questo il titolo di un’interpellanza della consigliera Nazionale Roberta Pantani inoltrata all’attenzione del Consiglio federale. 

“La Direzione delle Dogane” ricorda, Pantani, “può rilasciare autorizzazioni allo svolgimento di operazioni doganali d’importazione svizzere tramite il sistema informatico e-dec, ad aziende o soggetti con sede o domicilio all’estero nel raggio di 15 km dal confine nazionale, se adempienti ai seguenti requisiti (Art. 8 (OD-AFD) 631.013): disporre del programma informatico e-dec; fornire una garanzia per i presumibili tributi; garantire lo svolgimento regolare delle procedure e sicurezza dati; disporre di un recapito nel territorio doganale e garantire la conservazione e archiviazione dei documenti in caso di controllo da parte delle autorità”.

Secondo Pantani questa possibilità “crea una concorrenza sleale, danneggiando gli operatori svizzeri, confrontati con costi nettamente superiori a quelli esteri, basti pensare ad esempio ai salari. Vi è poi una contraddizione rispetto alla reciprocità: un operatore estero può effettuare operazioni svizzere in importazione ma un operatore Svizzero NON può effettuare operazioni d’importazione ad es. in Italia, in quanto i criteri per l’ottenimento dell’autorizzazione da parte delle Autorità Doganali italiane sono molto più restrittivi. Da notare soprattutto che ad un operatore estero è richiesta in Italia la “stabile organizzazione”, con conseguente apertura partita IVA e pagamento imposte, mentre in Svizzera agli operatori esteri tutto ciò non è richiesto, con una perdita di risorse fiscali e di tributi”.

“Inoltre” aggiunge Pantani, “gli operatori doganali, svizzeri o esteri che siano, rispondono solidalmente in caso di errata imposizione: l’Amministrazione federale delle dogane può richiedere retroattivamente fino a 5 anni di tributi e IVA non pagati. Nel caso di operatori esteri, questi potrebbero aver cessato nel frattempo l’attività e non operare più in Svizzera, rendendo di fatto impossibile la riscossione di quanto dovuto”.

Pantani pone quindi le seguenti domande al Consiglio federale: 

  1. nel 2017 e nel 2018, quante ditte estere hanno sdoganato merci in Svizzera attraverso un semplice annuncio nel sistema informatico?
  2. a quanto ammonta la garanzia media richiesta (o fideiussione) e se la stessa è stata ritenuta sufficiente?
  3. a quanto ammontano i dazi e i tributi non pagati da ditte estere che, dopo aver espletato operazioni doganali, non hanno più operato in Svizzera?
  4. che cosa si intende fare per questa mancanza di reciprocità che danneggia le aziende svizzere del ramo?

 

 

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