All’Assemblea ATIS riflettori accesi sugli scenari economici di questa fase e sui loro riflessi per le attività del settore

Il tasso di cambio del franco pesa anche sull’attività di trasportatori e spedizionieri: è quanto emerso nel corso dell’Assemblea che l’Associazione ticinese imprese di spedizione e logistica (ATIS) ha tenuto ieri a Chiasso.Come ha illustrato il presidente Fabio Maciocci, all’aumento improvviso delle tariffe determinato dall’abbandono della soglia di cambio euro-franco da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), si è accompagnata la richiesta di sconti da parte dei clienti elvetici. Tuttavia le ristrutturazioni, la leggera ripresa congiunturale che, seppur timida, si avverte in diverse aree europee, ma soprattutto la qualità dei servizi assicurati dagli operatori, hanno consentito di affrontare il momento difficile.

Maciocci ha ricordato il progetto che ATIS porta avanti con altri attori del comparto, in particolare ASTAG e Speedlog Ticino, volto a riportare agli antichi splendori la stazione internazionale di Chiasso, soprattutto a favore del traffico intermodale, favorendo anche un disbrigo ottimale delle operazioni doganali, sia svizzere che italiane. Il progetto si integra con un piano elaborato al riguardo dalle Ferrovie federali.

Maciocci si è anche soffermato sulle questioni relative al trattamento economico dei collaboratori del settore, anche alla luce dell’esito della recente votazione sul salario minimo. Prima che delle soluzioni al riguardo calino dall’alto e vengano imposte, l’ATIS auspica, entro la fine del 2015, l’adozione di un contratto collettivo unico per tutti gli addetti della categoria spedizioni ed autotrasporto.E’ stata anche ricordata la costituzione a Chiasso di una commissione tripartita, con rappresentanti di imprenditori, sindacati ed autorità politiche, volta a controllare specificatamente l’applicazione delle condizioni salariali nei settori dei servizi, al fine di prevenire e contrastare ogni forma di dumping.

Temi rilevanti anche quelli trattati da Carla Cometta, segretaria dell’Associazione, che ha ripercorso gli scenari economici e finanziari degli ultimi anni che hanno condizionato l’attività dei membri, nonché quelli tecnici, come la paventata chiusura per tre anni del tunnel del Gottardo per i lavori di manutenzione.

Una prospettiva di isolamento inaccettabile per il Ticino, che richiede il raddoppio del traforo, senza tuttavia cedere poi alle pressioni di Bruxelles in materia di doppie corsie e maggior volume di traffico. Da porre sul tappeto, per la Cometta, l’adozione di un eventuale pedaggio in un quadro di detrazioni fiscali per gli operatori. E’ stata anche ricordata l’attività di formazione svolta dall’ATIS anche insieme alla SUPSI, dai corsi per dichiaranti doganali ai seminari specifici sui termini e le condizioni del trasporto internazionale terrestre, marittimo ed aereo.

Il tema del rapporto di cambio del franco nel quadro delle guerre valutarie è stato trattato da Lino Terlizzi, vicedirettore del Corriere del Ticino. Una battaglia valutaria inaugurata dalla Federal Reserve americana, ha detto Terlizzi, per svalutare il dollaro attraverso una politica monetaria particolarmente accomodante. Oggi, mentre Washington frena il quantitative easing, il testimone è ripreso dalla Banca centrale europea (BCE) e dalla Banca del Giappone, l’unico Paese che abbia conosciuto una vera deflazione in senso tecnico. Con il succedersi delle crisi, questa battaglia ha toccato il franco svizzero, il cui ruolo di bene rifugio pare ora aver superato quello dell’oro. Ma la forza del franco, ha aggiunto Terlizzi, non è solo dovuta alle turbolenze esterne ma anche alla forza dell’economia elvetica, ben diversificata fra industria, finanza, commercio, oltre che alla politica monetaria della BNS, certo costosa con l’instaurazione della soglia 1,20, ma non priva di aspetti positivi per quel che riguarda la stabilizzazione del cambio tra il 2011 ed il 2015. Ora si è passati ai tassi negativi, in parte penalizzanti per alcuni attori della finanza. Terlizzi ha parlato degli sviluppi della crisi greca, che viene da lontano, da prima dell’euro. L’uscita della Grecia dall’Eurozona spaventa meno rispetto a quattro anni fa. Ora c’è il fondo salva-Stati europeo, c’è la maxi liquidità fornita dalla BCE, ci sono Paesi come Spagna, Portogallo, Irlanda che hanno accettato dosi di rigore e che stanno meglio. Per il franco un livello di 1,10 contro euro sarebbe un successo, che potrebbe essere favorito da un’indicazione chiara sulla permanenza o meno di Atene nell’euro.

In caso di prolungamento delle incertezze attorno alla Grecia, il franco potrebbe andare verso l’1 a 1 e anche oltre.

GIAN LUIGI TRUCCO

(fonte Corriere del Ticino)